Stiamo parlando del Centro Regionale Volontari di Protezione Civile del Veneto voluto nel 1994, con sede prima a Longarone e poi a Mestre – era il fiore all’occhiello del sistema che muove diciottomila Volontari della Regione Veneto. Per anni si è occupato della loro formazione ma anche di fare ricerche, pubblicare manuali e di promuovere la coscienza ambientalista tra i giovani attraverso incontri con le scuole e «campi avventura» per ragazzini. Tutto sembrava funzionare ma nel 2009 sono iniziati gli scandali, come quello del «cervellone elettronico» costato quasi un milione di euro e mai entrato in funzione. Corte dei conti e guardia di finanza hanno acceso i fari sulla gestione «disinvolta» della struttura, che di fatto è un ente di diritto privato ma di proprietà pubblica, visto che i soci sono le sette Province e la Regione Veneto. Dopo due anni di attività a singhiozzo per la mancanza di finanziamenti, l’assessore regionale Giampaolo Bottacin ha deciso di staccare la spina. E da lì sono ricominciati i guai. Con un comunicato pubblicato sul sito web il 25 gennaio, “Il commissario comunica di aver disposto la liquidazione generale del Centro”. A dicembre però si era scoperto che il Centro era economicamente sano, addirittura in attivo se la Regione non avesse chiuso bottega senza pagare i conti.

La Regione Veneto avrebbe chiesto ed ottenuto dal Centro, prestazioni per 504mila euro. Somma mai versata. Si va dai volantini stampati per il terremoto del 2012 ai corsi di formazione, fino ai meeting del volontariato. A questo, occorre aggiungere i diecimila euro di quote annuali che nel biennio 2015- 2016 non tutti i soci hanno versato. Fin qui i crediti vantati dal Centro per un totale di 650mila euro. Il mancato pagamento ha però comportato che, a sua volta, l’ente non fosse in grado di pagare i propri fornitori. La situazione più grave è quella che sta vivendo il personale. I due dipendenti a tempo indeterminato sono stati licenziati e non ricevono lo stipendio da ottobre, niente tredicesima e neppure Tfr. Ma le vittime del terremoto contabile che ha travolto il Centro sono molte altre ed in particolar modo i fornitori e gli esperti chiamati a tenere i corsi ai volontari. Complessivamente, tra stipendi, mancati versamenti, fatture non pagate, il Centro ha chiuso lasciando debiti per 350mila euro. Intanto la Regione ha deciso di fare da sola e d’ora in poi si occuperà di organizzare i corsi autonomamente ma in tutto questo, i diciottomila volontari veneti che fanno? Aspettano: da due anni la loro formazione!

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