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La Baviera mette al bando la Schwa, STOP a ortografie multigenere in scuole ed enti pubblici

La decisione della Baviera di bandire l’uso della schwa nelle istituzioni pubbliche rappresenta un importante passo verso il ristabilimento del buonsenso linguistico, opponendosi alle esagerazioni delle teorie woke.

La Baviera, uno dei Länder più grandi e influenti della Germania, ha deciso in maniera ferma ed irremovibile di vietare l’uso della schwa (ə) e di altri simboli utilizzati per le ortografie multigenere nelle comunicazioni ufficiali di scuole, università e istituzioni pubbliche.

La decisione di mettere al bando l’uso della schwa, simbolo del linguaggio inclusivo, nelle scuole, università ed enti pubblici, segna un momento significativo nella lotta contro le derive estreme del politicamente corretto e delle teorie woke. Questa mossa, che entra in vigore immediatamente, rappresenta un ritorno al buonsenso e alla chiarezza comunicativa, opponendosi a una tendenza che ha visto la lingua tedesca, come molte altre, essere soggetta a sperimentazioni ortografiche in nome di un’inclusività forzata e spesso controproducente.

La schwa, simbolo di un’ortografia multigenere, è diventata negli ultimi anni emblema di un approccio al linguaggio che, pur nascendo da nobili intenti inclusivi, ha finito per complicare inutilmente la comunicazione e l’apprendimento. La decisione della Baviera non è solo un rifiuto di questa specifica pratica, ma un segnale più ampio contro le esagerazioni delle teorie woke che, sotto la bandiera dell’inclusività, rischiano di perdere di vista l’obiettivo primario della lingua: comunicare efficacemente.

Il tedesco, come molte lingue europee, possiede già una ricchezza e una flessibilità che permettono espressioni inclusive senza la necessità di introdurre nuovi simboli o complicare l’ortografia. Ad esempio, “Autor” è la parola per uno scrittore maschio e “Autorin” per una scrittrice. Le forme plurali sono “Autoren” e “Autorinnen”. Come accade anche per l’italiano la forma plurale maschile “Autoren” viene utilizzata per significare “scrittori”, non solo scrittori maschi ma in forma più inclusiva comprendendo tutti e tutte, ma negli ultimi anni una deriva folle sosteneva che “non fosse inclusivo” e pertanto avevano iniziato a combinare le due forme con un simbolo, come un asterisco, una barra, due punti, un trattino basso o una lettera maiuscola interna per dare: Autor*innen, Autor/innen, Autor:innen, Autor_innen o AutorInnen.

Il Regolamento generale di procedura (AGO) delle autorità bavaresi che stabilisce che “non sono consentite ortografie multigenere che utilizzano simboli verbali interni come asterisco, due punti, trattino basso o punto intermedio” arriva dopo che il Consiglio ortografico tedesco ha sconsigliato l’uso di caratteri speciali all’interno delle parole, sottolineando che si tratta di interventi nella formazione delle parole, nella grammatica e nell’ortografia che possono compromettere la comprensibilità dei testi.

La lingua è un organismo vivente che si evolve naturalmente in risposta ai cambiamenti sociali e culturali. Tuttavia, questo processo deve essere organico e non forzato attraverso interventi dall’alto che, anziché arricchire il tessuto comunicativo, rischiano di appesantirlo e renderlo inaccessibile.

La reazione a questa decisione non è stata univoca, con critiche provenienti da alcuni settori che vedono nel bando un passo indietro per i diritti delle minoranze e per l’inclusività ma è importante sottolineare che l’obiettivo della misura non è negare l’esistenza o l’importanza delle questioni di genere, ma piuttosto riaffermare che la chiarezza e la semplicità linguistica non devono essere sacrificate sull’altare di un’inclusività mal interpretata.

La decisione della Baviera di mettere al bando la schwa rappresenta un importante segnale di buonsenso in un’epoca in cui le teorie woke sembrano spesso trascendere i limiti della ragionevolezza. La lingua, nella sua essenza più profonda, è uno strumento di comunicazione e condivisione, e come tale deve rimanere accessibile e comprensibile per tutti. La vera inclusività risiede nella capacità di parlarsi e comprendersi, non nell’accumulo di simboli che, pur nati con le migliori intenzioni, finiscono per allontanarci gli uni dagli altri.

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